Angola, al volo.

Per raggiungere la Namibia, decidiamo di percorrere la strada che corre parallela alla costa. Solo in alcuni tratti vediamo il mare ma sono sufficienti per averne una buona impressione. Scogliere a picco, spiagge di sabbia bianca, barche di pescatori all’orizzonte. I cartelli che indicano la presenza di vari centri turistici, confermano la nostra idea.
Già dal primo impatto avevamo avuto l’impressione di una nazione nettamente più avanzata rispetto a quelle attraversate fino a qui (a parte il Marocco naturalmente); quando poi siamo arrivati nelle vicinanze della capitale Luanda, l’impressione è diventata certezza. Grandi centri residenziali moderni ed eleganti, negozi e supermercati allineati agli standard europei.
Abbiamo evitato, per ovvi motivi, il centro che ci hanno detto essere modernissimo e appariscente (stile Dubai).
Ma da dove vengono tutti questi soldi? Basta osservare bene cartelli e persone e si scopre che l’Angola è stata praticamente “colonizzata dai cinesi” (come sta succedendo in molto altri paesi dell’Africa). Qui, non solo le aziende che costruiscono le strade sono cinesi, ma si vedono lungo la strada decine e decine di loro imprese; addirittura molti cartelli sono solo in cinese.
Sicuramente, l’obbiettivo dei cinesi sono le ricchissime materie prima di questa nazione.
Un aspetto particolare dell’Angola è la lingua: qui si parla portoghese (loro ex coloni). Devo dire che questa lingua mi piace molto; fa simpatia solo a sentirla.
A pranzo decidiamo di fermarci in un ristorante lungo la strada. Proprio mentre stavamo parcheggiando davanti al locale, sopraggiunge in senso opposto un Iveco Daily attrezzato da Africa. Ci vedono e fanno immediatamente retromarcia per venirci a salutare. Sono una coppia di pensionati svizzeri che, con quel mezzo, hanno girato mezzo mondo. Impressionante: Africa, Sud America, Arabia, Asia …
Mentre noi pranziamo loro bevono una bibita e ci raccontano dei loro viaggi. Fantastico sentirli parlare di quando, 10 anni fa, hanno incontrato i bambini soldato in Congo armati di tutto punto. “La sera erano sempre ubriachi” ci raccontano “e quindi abbiamo preferito nasconderci a dormire con il nostro mezzo nella foresta”. Incredibili.
Dopo aver percorso più di 600 km decidiamo che anche per cena ci meritiamo un ristorante, così seguiamo le indicazioni dell’immancabile mappa T4A che ci porta in un bel localino in centro a Sumbe. Gamberetti fritti e 3 aragoste ai ferri a testa … che mangiata.
Ripartiamo alla ricerca di un posto sicuro per passare la notte e va a finire che ci facciamo altri 120km di notte prima di fermarci di fronte ad una caserma dei vigili del fuoco.
Domani non mi sveglio prima delle 6.

commenti su “Angola, al volo.

  1. Vedo che ora fate proprio una vita da turisti dopo averci tenuto in ansia. Buon viaggio

    • Luca Quareni says:

      E vedrai in Namibia. Turisti non per caso.

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